| Associazione Cultural-Turistica Aulettisti |
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Palazzo Ziino
di Walter Giocoso
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22/5/2005
Palermo è una città meravigliosa che mostra, quasi in ogni quartiere uno
splendido palazzo antico o qualche bellezza architettonica che meriterebbe di
essere valorizzata; può capitare di passeggiare per un vicolo insignificante del
centro, alzare la testa e scorgere un palazzo con sinuose decorazioni, raffinate
balconate in ferro battuto e persino qualche tetto affrescato che si intravede
dalle finestre; probabilmente l'edificio non è neppure segnalato sulle guide, ha
le superfici ricoperte da un velo nero di sporcizia accumulatasi nei decenni e
l'umidità arreca pian piano dei danni alle decorazioni, per non parlare poi di
quegli edifici che rischiano di crollare per troppi anni di completo abbandono,
di quelli lasciati alla mercè di ladri e vandali e così via.
Perchè?
Prima di tutto perchè Palermo ha avuto alle spalle decenni di amministrazioni
vergognose, in secondo luogo perchè, se si hanno molti beni da restaurare è
anche difficile trovare i fondi per farlo.
Nell'ultimo decennio qualcosa fortunatamente si è mosso e pian piano molte di
queste bellezze tornano alla luce.
Palazzo Ziino è uno di questi esempi, uno dei tanti palazzi antichi
della città rimasto abbandonato per trent'anni, depredato di molte sue opere, è
oggi divenuto un luogo di valorizzazione della cultura.
Il palazzo
ottocentesco, costruito dall'architetto Ziino, su commissione del fratello,
avvocato
siciliano, si trova in via Dante e si estende su tre elevazioni, originariamente
impiegate per uffici notabili, abitazione della famiglia, abitazione della
servitù etc. Oggi il piano terra è adibito ad uffici dell'assessorato alla
cultura ed area di ristorazione, il primo piano
ospita una gipsoteca permanente, il secondo delle mostre temporanee e il terzo
una sala multimediale con postazioni internet.
Il primo piano è sicuramente quello più interessante. Si sono salvate quasi
integralmente tutte le decorazioni dei soffitti, quelle delle pareti della sala
pompeiana (così chiamata perchè per lo stile e il colore rosso acceso si ispira
alle decorazioni rinvenute a Pompei) e la pavimentazione originaria della sala
da ballo. Adibita a gipsoteca ospita dei capolavori realizzati in gesso, tutti
originali di vari artisti (Domenico Costantino, Benedetto Civiletti, Ettore
Ximenes, Giovanni Barbera) recuperati dagli scantinati dei musei, meravigliose
sculture (su modello delle quali sono state realizzate opere in marmo e bronzo
disseminate in varie parti d'Italia) che catturano per i gesti e i movimenti
aggraziati, per la raffinatezza dei dettagli del corpo e degli abiti.
Durante la mia visita ho potuto usufruire della guida dei ragazzi dell'I.C.Pirandello
che con grandissima passione e preparazione hanno illustrato con dovizia tutte
le opere e mi hanno fatto apprezzare ancor più la grande abilità degli artisti;
non solo dettagli storici, ma anche raffinatezze tecniche che normalmente
interessano chi studia anatomia per scopi di rappresentazione artistica (la
posizione delle gambe e del volto della bambina cieca per sottolineare la sua
tristezza, lo sguardo "sorridente" dell'archeologo per rimarcare il suo animo
gentile, la
muscolatura del David che lotta contro Golia per sottolineare lo
sforzo, lo sguardo di Gesu rassegnato al suo destino, quello della donna segnata
dall'età, l'espressione pensierosa del giovane Cesare, la gestualità del bambino
che ripete la lezione...), tantissimi dettagli che mi sarebbero sfuggiti e che
invece hanno trasformato questa visita da semplicemente "interessante" a
veramente "appassionante". Ancora complimenti ai ragazzi e agli insegnanti per
la passione profusa in questa lodevole iniziativa che è "Palermo adotta la
città".
La gipsoteca merita in ogni caso una visita, ma se non disponete della guida,
può essere utile acquistare nella libreria annessa al palazzo, uno dei tanti
cataloghi illustrati (a patto però che sia ricco di descrizioni); peccato però
che queste opere siano in genere tanto raffinate quanto costose.
Nell'ultima sala della gipsoteca si trovano delle gigantografie di una possente
e bellissima scultura di un cavaliere ed alcuni soldati feriti in battaglia; per
terra alcuni frammenti della stessa, pochi pezzi pervenuti (che però riescono a
riempire la stessa stanza) dopo l'incauto abbandono per decenni dell'opera. Una
bellissima opera irrimediabilmente persa! La testimonianza della decadenza di
Palermo alla quale speriamo di avere, definitivamente, voltato le spalle.
Le illustrazioni di questa pagina sono tratte dal sito del comune di Palermo
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